Tunisia: Pista Rommel, quel vento caldo che ti rimane nel cuore

Pista Rommel: Ogni luogo diventa a noi caro per le storie che possiamo raccontare e alcune di queste sono mitologiche e affascinano non solo i bambini. La curiosità è il modo migliore per viaggiare e ogni strada ha la sua storia, se la guidi con lentezza.

Esiste pertanto un territorio che ho raggiunto e percorso con la mia moto, grazie ad un tour di 77roads “orchestrato” a meraviglia tra guida e luoghi da visitare. Su questo territorio esiste una depressione che è diventato un lago salato Chott El Jerid chiamato nell’antichità Lago Tritonide, e fù secondo Erodoto raggiunto dagli Argonauti con la nave Argo, che si sarebbe arenata nelle secche del lago in seguito ad una tempesta. Ad oggi è “arenato” solo un bus, meta di mille foto e qualche scorribanda con le moto su questo lago dalla luce cosi abbagliante che si vede da chilometri e chilometri di distanza.

Esiste una storiella che ho raccontato per diverse sere alla mia figlia prima di addormentarla, la leggenda di Didone, costretta all’esilio dal fratello Pigmalione. Una leggenda che è sinonimo di ingegno e determinazione. Infatti Didone andò a chiedere rifugio al re Iarba, il quale le promise che le avrebbe dato tanto terreno quanto poteva abbracciarne una pelle di toro. Didone non si scoraggiò ma tagliò la pelle in striscioline sottili e le unì in modo da formare una corda. Con essa recintò lo spazio nel quale sarebbe dovuta poi nascere Cartagine e, devo dire che si è scelta proprio un bel luogo con le colline e il mare, ma si sa che le donne hanno buon gusto nell’arredare le proprie dimore.

Esiste un’importante città chiamata La Porta Del Sahara, sosta per le carovane che partivano per attraversare il deserto. Il deserto del Sahara da sempre immaginario di sfide, racconti e popolazioni quale l’etnia M’razig tuttora presente a Douz. E proprio una tappa del tour di 77roads è davanti alle dune del grande Erg, dove al tramonto con la tua moto parcheggiata di fianco ad una duna, puoi perderti nei tuoi pensieri così come ci si perde con lo sguardo davanti all’orizzonte del deserto. Davanti ad esso si sogna, esperienza di pienezza ed immensità, di silenzio e di mitezza.

Ma esiste anche un altro luogo, tristemente noto per la guerra di El Alamein durante la seconda guerra mondiale, ma che da motociclisti ci regala tuttora un affascinante percorso in offroad senza particolari difficoltà, un anello tra Oasi di Montagna e le gole del Selja che ha come partenza e arrivo nella città di Redeyef.

Prima di partire per questo viaggio mi ero informato molto sulla Pista Rommel, pista che prende il nome dal famoso generale nazista Erwin Rommel conosciuto come “La volpe del deserto” (“Wüstenfuchs”). Un personaggio che essendo stato un nazista non nutre in me certo grande stima, ma nella sua storia ebbe un ruolo (seppur passivo) nel tentativo fallito di colpo di stato noto come Operazione Valchiria, operazione che vedeva il tentativo di far fuori Hitler. Tuttavia, in considerazione della sua popolarità, Hitler gli propose che se si fosse suicidato la sua famiglia sarebbe stata risparmiata. Ufficialmente fu dichiarato morto a causa delle ferite di guerra e gli fu attribuito un funerale di Stato.

Ma torniamo all’incredibile percorso fatto di lastroni in cemento per evitare che i Panzer tedeschi sprofondassero nella sabbia durante la ritirata delle truppe dell’AfricaKorps, che tuttora affascina ed emoziona moltissimi motociclisti. Guidare una moto è già un’emozione, per me anche solo quando ci vado a fare la spesa, ma guidarla in questi luoghi è poesia.

Pista Rommel

Le coordinate sul roadbook di 77roads sono precise all’ingresso della pista da Redeyef e dopo pochi chilometri ci si affaccia sulla vetta del versante del Governatorato Di Gafsa vedendo già in lontananza la luce che emana il lago salato Chott El Jerid e, sotto di se la valle che lascia intravvedere di tanto in tanto, brevi tratti della pista Rommel. Inevitabile una sosta!

Io e l’amico Marco, è sempre buona norma quando si và in offroad essere sempre almeno in due, con lentezza ci siamo goduti appieno il paesaggio. Di tanto in tanto si spariva dietro qualche conca, per poi ritornare a dare spazio all’orizzonte e piano piano scendevamo da quella montagna che lentamente cresceva dietro noi.

Pista Rommel

Come anticipato il percorso non presenta particolari difficoltà, la primissima parte della discesa presenta un paio di curvette strette ma niente di particolarmente complicato, grazie ai lastroni di cemento lasciati dal generale Erwin e le gomme delle nostre moto hanno fatto buona presa sulla strada. Per il resto è un connubio di paesaggi ed emozioni e le velocità che si tengono per il percorso son molto basse, soprattutto perché spesso ci si ferma inevitabilmente a godersi il momento, a respirare quell’aria calda in un luogo così lontano che “ti manda a star bene”!

Le tonalità del color sabbia in quel luogo avevano tantissime sfumature e, ogni sfumatura era il disegno della Natura di una vetta, di una gola, di una porzione di deserto, di un piccolo villaggio berbero, una pista secondaria o della polvere alzata dalle nostre moto. Costeggiando sulla destra la montagna appena scollinata, raggiungemmo la strada che ci riportava a Redeyef, una strada leggermente più trafficata con qualche lavoro in corso al manto stradale, che pertanto è sempre sterrata/strada bianca. Si ritorna in quota e si ritorna verso Redeyef da Ovest dove incontriamo la statua con il fucile in pugno che riporta i nostri pensieri a quanto è accaduto in quei territori, alle guerre combattute e a quante vite che son lì terminate. Si risale in sella e via, una scia con la ruota posteriore ci riporta velocemente a Redeyef dove avevamo lasciato precedentemente il resto del gruppo che aveva proseguito con le note del roadbook stradale.

Pista Rommel

 

Con lo sguardo perso dentro il nostro casco, io e Marco avevamo ancora le immagini e le sensazioni di questa avventura e percorrendo la P16 per una visita all’oasi di Mides , siamo arrivati per tempo per il pranzo insieme a tutto il gruppo in un’oasi privata, con il pranzo servito da Ahmed solo per noi a Chebika.

Una prerogativa dei viaggi 77roads è proprio il No Convoglio. Con questo non vuol dire che non si viaggia in gruppo, magari si formano gruppetti e lungo il percorso spesso ci si incontra per una pausa o per le visite. Se qualcuno vuol fare una deviazione come è stata per la Pista Rommel lo si fa. Insomma questa formula ti permette di fare tanti singoli viaggi, in un viaggio solo.

E tutto ciò è solo una piccola, davvero piccola parte emozionale di un viaggio in Tunisia in moto.
Un viaggio che fatto con la tua moto, te la farà amare ancor di più ogni volta che aprirai il garage anche solo per andare a fare la spesa.

 

Concludo con alcune informazioni che si leggono sulla rete che vanno aggiornate alla primavera del 2019:

  •  L’ingresso della pista da molti è stato fatto passando su uno strato di rifiuti, un’impresa sicuramente più eroica che percorrere tutto il percorso. Io ho trovato quell’area sgombra di rifiuti e ripulita;
  •  Avevo letto e mi avevano detto che lungo il percorso c’era un piccolo ponticello che era crollato e il passaggio lì era da “equilibristi”. Fortunatamente ho trovato quel passaggio rifatto e ben tenuto.

Buona Strada … e Pura Vida!

Roberto

2 commenti su “Tunisia: Pista Rommel, quel vento caldo che ti rimane nel cuore”

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